GESTIONE DELLA PANDEMIA COVID-19: L'ANALISI DI AGORÀ
GESTIONE DELLA PANDEMIA COVID-19: L'ANALISI DI AGORÀ
• La stagione pandemica è stata una stagione di rottura. Persone che si sono fidate di fonti diverse sono giunte a forme di incomprensione reciproca, fino all’odio.
In quel contesto di frattura sociale, tuttavia, c’è stata una fondamentale asimmetria di responsabilità, perché alcuni hanno esercitato costrizione, altri l’hanno subita.
Una minoranza della popolazione ha subito forme di mobbing, è stata additata come untrice se non come assassina, è stata condannata alla morte sociale, esclusa da ogni luogo pubblico, ha perduto il salario o persino il lavoro.
Altri, che, in buona fede, hanno creduto ai messaggi dall’alto, o obtorto collo hanno ceduto al ricatto, per salvare lavoro, ne sono usciti con danni fisici che ancora oggi faticano ad essere riconosciuti dalle istituzioni.
• Ai medici curanti veniva sostanzialmente interdetto di fornire esenzioni, anche in presenza di chiare controindicazioni. I fogli di accompagnamento dei vaccini mancavano – per la rapidità dell’approvazione emergenziale – di informazioni decisive relativamente a interazioni con altri farmaci, effetti su altre patologie o condizioni (come la gravidanza), ecc. e tuttavia questa mancanza di informazione non era mai ritenuta ragione sufficiente per esentare dall’inoculazione.
Le istituzioni – come emerso anche recentemente nei lavori della Commissione d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria – hanno costantemente omesso informazioni, sviato l’opinione pubblica e sollevato da responsabilità tutta la catena degli inoculi, dalle case farmaceutiche ai vaccinatori. Questo sta emergendo anche negli Stati Uniti dove è stato posto sotto accusa il responsabile sanitario, dr. Fauci, accusato di aver deliberatamente nascosto le conoscenze acquisite sulla genesi del coronavirus nel laboratorio di Wuhan in Cina, mentre sempre più insistenti si fanno le voci su un ruolo attivo dell’Ucraina nella creazione del virus nei diffusi laboratori segreti, coperti dagli “alleati” occidentali.
I cittadini sono stati costretti a sottoscrivere un documento che sollevava da ogni responsabilità quegli stessi soggetti che li costringevano a subire un intervento sanitario indesiderato (un consenso informato che di fatto non era né consensuale, né informato). La paura costruita ad arte insieme al ricatto sul posto di lavoro o a scuola finiva per vincere i dubbi e le esitazioni.
I dati disponibili e i dubbi leciti furono silenziati dalle istituzioni, che sono riuscite nell’intento di tenere una gran parte della popolazione all’oscuro.
• Al tempo alcuni sapevano, ma molti non sapevano, ciò che oggi è acclarato, ovvero:
1) che i farmaci somministrati presentavano profili di rischio in gran parte ignoti (due dei quattro farmaci che appartenevano inizialmente al novero delle opzioni vaccinali sono stati addirittura ritirati dal mercato);
2) che quelle somministrazioni non garantivano automaticamente la protezione verso terzi (non bloccavano la trasmissione).
Questi due dati danno oggi piena ragione a chi contestava il Green Pass, la cui ipotetica funzione sarebbe stata quella di impedire la propagazione virale. E oggi sappiamo che il GP insieme a una militarizzazione della profilassi, sono stati anticipazioni di una sorta di stato di guerra, che ci ha preparato all’attuale normalizzazione del conflitto militare, anche nelle forme estreme del conflitto termonucleare.
• Nella vicenda pandemica è emerso in forma estrema un processo che Agorà denuncia con forza: la subordinazione delle istituzioni pubbliche agli interessi delle grandi multinazionali del farmaco e, più in generale, dei gruppi privati che da oltre vent’anni promuovono lo smantellamento progressivo della sanità pubblica. La gestione dell’emergenza ha mostrato come una parte significativa della comunità medicoscientifica sia stata resa dipendente da flussi finanziari, consulenze, contratti di ricerca e incentivi economici legati ai prodotti delle stesse industrie di cui doveva valutare l’efficacia e la sicurezza, con un danno di lungo periodo alla credibilità dell’intero sistema agli occhi dei cittadini.
In Italia, ad esempio, gli accordi regionali e aziendali hanno previsto specifiche remunerazioni per ogni dose di vaccino Covid somministrata dai medici di medicina generale, accompagnate dall’impegno alla promozione attiva della vaccinazione verso gli assistiti. Non è l’esistenza di un compenso in sé a costituire un abuso, quanto il fatto che tali meccanismi economici siano stati inseriti dentro un contesto di ricatto legale e sociale – sospensioni dal lavoro, esclusione dai luoghi pubblici, negazione di esenzioni anche in presenza di controindicazioni – che ha trasformato questi incentivi in leve di pressione su una popolazione privata di un’informazione onesta, anche quando non ancora completa, su cui poter basare una effettiva libertà di scelta.
Sul piano europeo, il cosiddetto “Pfizergate”, relativo agli scambi di messaggi tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il CEO di Pfizer per la negoziazione di contratti miliardari di vaccini, è divenuto simbolo di questa opacità: il Tribunale dell’Unione Europea ha censurato la Commissione per non aver garantito un accesso trasparente a quella corrispondenza, mettendo in luce l’insufficienza delle spiegazioni fornite sull’irreperibilità degli SMS e sulla loro eventuale cancellazione. Il fatto che decisioni di enorme impatto economico e sanitario siano state negoziate tramite canali personali non documentati, fuori da ogni effettivo controllo democratico, rafforza la percezione di una “governance” globalista e privatistica che tende a espropriare i popoli e i parlamenti delle scelte fondamentali in materia di salute e bilancio pubblico.
Agorà combatte questo disegno in ogni ambito: nella sanità, nella scuola, nel lavoro, nella gestione delle crisi economiche e belliche. La stagione pandemica non è stata un incidente isolato, ma una tappa paradigmatica di un metodo di governo fondato su “emergenze” vere o spesso presunte, gestite in modo opaco, sul ricatto istituzionale, sulla trasformazione di diritti fondamentali (alla salute, al lavoro, alla mobilità) in favori concessi in cambio dell’obbedienza a protocolli decisi da élite politicofinanziarie transnazionali. In questo senso la nostra critica alle politiche vaccinali non è affatto un rifiuto della medicina in quanto tale, o un atteggiamento antiscientifico, ma una denuncia della colonizzazione privatistica della medicina e della sanità, che intendiamo contrastare rivendicando una sanità realmente pubblica, trasparente, radicata nei territori e libera da condizionamenti industriali.
• Quest’esperienza storica deve rimanere ben presente a tutti noi come monito a non ripercorrere più simili strade. Ma deve anche metterci in guardia rispetto a meccanismi coattivi analoghi, che potrebbero essere messi in campo a fronte di minacce di natura diversa, non più di indole sanitaria, ma terroristica, bellica, ecc.
Quest’esperienza storica, e la frattura sociale che ne è seguita, non deve però impedirci di unire gli sforzi per rovesciare quei nuclei di potere, opachi e manipolatori, che sono stati ieri responsabili dell’infame gestione pandemica e che oggi ci preparano orizzonti di guerra.
------------------------------------
Segue la Dichiarazione del fondatore di Agorà, professor Angelo d’Orsi.
«In piena emergenza pandemica, di fronte alla morte di persone a me care, ho sostenuto con convinzione l’uso esteso dei vaccini disponibili, pur consapevole dei rischi di effetti collaterali, che però ritenevo inferiori a quelli del virus. Oggi, alla luce di quanto sappiamo sui limiti di quei prodotti, sulle omissioni informative e sulle forme di ricatto giuridico e sociale esercitate attraverso strumenti come il Green Pass, riconosco che quella posizione peccava di eccesso di fiducia in una scienza tutt’altro che onesta, anche se ritenevo, alla luce di dialoghi intensi con giuristi e filosofi, che in situazioni di effettivo pericolo collettivo, le libertà personali possano essere temperate dalle necessità della salute pubblica. Ma quel pericolo venne esaltato ed esagerato anche per testare le forme di reazioni della popolazione, in vista di futuri scenari di conflitto d’ogni genere.
La mia scelta personale fu condizionata da paura e urgenza, specie per chi mi era accanto, anziani e minori, non certo da adesione a un modello di gestione emergenziale che discrimina i cittadini e rafforza la subordinazione della sanità pubblica alle multinazionali del farmaco. Questo modello, che ha colpito duramente una minoranza di non vaccinati e ha leso il consenso informato di tutti, è oggi oggetto della nostra critica politica e non può essere riproposto. Io stesso, scrissi nello stesso anno 2020 dei testi in cui esprimevo malgrado tutto dubbi e soprattutto criticavo la gestione politica della pandemia.
È altrettanto chiaro che la tragedia del Covid è stata aggravata pesantemente da decenni di tagli ai posti letto ospedalieri e al finanziamento della sanità pubblica: in vent’anni l’Italia ha perso decine di migliaia di posti letto, scendendo da quasi 4,7 a poco più di 3 letti per mille abitanti, e i sindacati medici hanno mostrato come la scarsità di posti letto sia correlata a un aumento significativo della mortalità durante la prima ondata. Una triste pratica che è proseguita e prosegue ben oltre “l’emergenza Covid” e ne sono stato personalmente colpito negli affetti più cari, come ho dichiarato nella relazione che ha aperto l’Assemblea Nazionale di Agorà del 27 giugno 2026.
Il punto politico non è opporre “No-vax” a “Sì-vax”, ma rifiutare un modello di governo delle “emergenze” che scarica sui cittadini le scelte sbagliate operate in nome del risparmio e della privatizzazione, e che usa la paura e la coercizione per coprire responsabilità strutturali di chi ha smantellato la sanità pubblica.
Su questo terreno Agorà, a partire dai due documenti fondativi da me stesso redatti (datati 25 aprile e 2 giugno) è oggi impegnata a costruire una linea chiara e condivisa, rifiutando ogni guerra di religione, e invitando all’unità contro il ventre che ha generato tutto questo, il neoliberismo. Sulla critica del neoliberismo, del turbocapitalismo e delle istituzioni che lo sorreggono, UE e NATO, in difesa di una Italia libera, sovrana, autenticamente democratica, sorretta da istituzioni politiche, educative, sanitarie pubbliche e nazionali, Agorà, a partire dal sottoscritto, intende battersi con la massima decisione.»
Via dalla pazza Europa e dalla NATO. La proposta di "Agorà".
Al di là dello stucchevole scambio di gentilezze tra Trump, sempre più disperato, e la sua fan delusa Giorgia Meloni, la vera notizia degli ultimi giorni è stata data dal Fatto Domenica e concerne l'avvio di una produzione missilistica comune tra Germania, Israele e Ucraina. Molto significativo, dal punto di vista militare, strategico e politico, appare il fatto che i missili di produzione congiunta sarebbero in grado di colpire in profondità il territorio russo.
Le due schegge impazzite dell'Occidente cambiano cavallo e il Quarto Reich di Merz e dell'AFD, che probabilmente ne prenderà presto il posto, si candida con ogni evidenza alla guida dell'Europa e dell'Occidente nella prospettiva della guerra mondiale con la Russia, la Cina e i BRICS nel loro complesso.
Si tratta di un disegno criminale che va fermato al più presto, a qualsiasi costo. Tanto più che l'Italia pare destinata, come di consueto, a svolgere il ruolo di serva sciocca anche di questa nuova sciagurata "alleanza". Si vedano le recenti dichiarazioni di Crosetto a favore di un riarmo che consenta al nostro Paese di svolgere un ruolo importante in tutti i teatri di guerra, compreso il Pacifico.
E non si tratta solo di Meloni & C., che hanno esaurito il loro compito infame e sono destinati a tirare le cuoia, politicamente parlando, entro il prossimo anno. Quello che si avvia a sostituirli, infatti, è uno schieramento che, dal punto di vista della fedeltà all'Occidente, non ha nulla da invidiare alle destre. Prova ne sia, oltre alla conclamata, ormai, partecipazione di Matteo Renzi allo schieramento "alternativo", la presenza, nella malsana palude piddina, di una congerie di loschi personaggi legati mani e piedi alle lobby occidentali e anzitutto a quella degli armamenti. Costoro, a quanto pare, godono della connivenza della povera Schlein, il cui progetto di rinnovamento del PD, ammesso che sia mai esistito, è ormai fallito da tempo.
Sembrerebbe quindi che gli sventurati italiani siano condannati a una fatale e tremenda coazione a ripetere, a oltre ottant'anni dalla criminale partecipazione mussoliniana all'aggressione nazista all'Unione Sovietica. Il "patriottismo occidentale", del resto, accomuna Meloni e i suoi accoliti da un lato, e la parte più significativa e determinante del cosiddetto "schieramento alternativo" (a parte qualche patetico comprimario che mira più che altro ad assicurarsi qualche poltroncina).
Si tratta evidentemente di una prospettiva che non possiamo accettare e che dobbiamo impedire con ogni mezzo necessario. Ciò nel nome dei nostri nonni e padri, trascinati contro la loro volontà a combattere l'URSS (si veda il bellissimo poema epico romanesco di mio zio Elia Marcelli) e protagonisti poi della lotta armata contro il nazifascismo, da cui è germogliata la Costituzione repubblicana, della quale gli articoli 10 ("rispetto del diritto internazionale") e 11 ("ripudio della guerra") costituiscono delle vere e proprie pietre angolari.
E anche nel nome dei nostri figli e nipoti, che il complesso militare-industriale (come pure quello del fossile, responsabile del cambiamento climatico) e i suoi commessi politici vogliono destinare a un "futuro" di guerra, miseria e morte.
Non c'è, del resto, nessun "patriottismo occidentale" di cui menar vanto. La favola dell'Occidente promotore di democrazia e diritti umani è stata definitivamente sepolta sotto le macerie di Gaza, insieme alle oltre settantamila vittime (di cui oltre ventimila bambini) del genocidio compiuto da Israele col pieno sostegno politico, finanziario e militare delle potenze occidentali, con in testa Stati Uniti, Germania e Italia.
Oggi la principale promotrice dei diritti umani su scala mondiale è la Repubblica Popolare Cinese, che sottolinea giustamente la centralità dei diritti di natura economica, sociale e culturale e non si limita a blaterare ipocritamente, come i nostri governi e i loro servitori giornalistici e accademici, ma ha fatto uscire dalla povertà centinaia e centinaia di milioni di persone in Cina e nel resto del mondo.
Occorre una vera e propria rivoluzione copernicana che metta al centro la sicurezza degli Stati dell'Eurasia e dei loro cittadini, come recentemente affermato dal ministro degli Esteri bielorusso https://www.mfa.gov.by/en/press/smi/d088e7351505a1f7.html, finalmente liberi da ipoteche imperiali vecchie e nuove, nell'inevitabile prospettiva di una cooperazione planetaria senza limiti e del futuro condiviso dell'umanità.
Con questo spirito e queste idee ho aderito alla proposta, lanciata da Angelo D'Orsi ed altri, di dare vita, insieme ad Agorà, a uno schieramento volto a portare il vento planetario del rinnovamento anche nell'asfittico e deprimente mondo della politica italiana.
Dal blog di Fabio Marcelli su Il Fatto Quotidiano Vedi meno
NASCE AGORÀ. DALLA PIAZZA AL PARLAMENTO.
C'è un'Italia che non si riconosce nella falsa alternativa che da anni divide il Paese senza risolverne i problemi.
Un'Italia che chiede pace, democrazia, lavoro, giustizia sociale e ambientale.
Un'Italia che vuole tornare protagonista.
Per dare voce a questa domanda nasce Agorà, un progetto politico che vuole trasformare l'energia delle piazze, dei cittadini e delle comunità per prendere il governo di questo martoriato Paese.
Contro il “sistema guerra”, che coinvolge finanza industria ceto politico e media. Per la difesa della Costituzione, della sovranità democratica e dell'interesse del popolo e del Paese.
Per un'economia al servizio delle persone, di chi lavora, dei territori.
Per un modello di sviluppo che metta al centro l'equità sociale e la tutela dell'ambiente.
Agorà è CONTRO il centrodestra ed il centrosinistra.
È una nuova proposta per tutti coloro che non sono più rappresentati dall'attuale sistema politico e vogliono costruire vera un'alternativa credibile.
Prima Assemblea Nazionale di Agorà
27 giugno 2026 - Ore 14.30
Centro Congressi Cavour – Roma
Dalla piazza al Parlamento. È il momento di costruire insieme una nuova strada per l'Italia.
La discussione di queste ore sulla "piciernexit" è imbarazzante, per non dire decisamente ridicola.
Picierno o non Picierno, il PD costituisce il fulcro della partecipazione del nostro paese al sistema guerra.
Il partito di Elly Schlein si è sempre schierato a favore delle politiche di riarmo europeo; ha sostenuto in ogni occasione l'invio di armi al regime di Kiev, colpevole di mandare a morire ogni giorno centinaia di ragazzi ucraini.
Dobbiamo mandarli tutti a casa, centrodestra e centrosinistra.
Vogliamo pace, scuole e ospedali, non bombe.
Per questo vogliamo costruire l'unità fra tutti coloro che si oppongono, individualmente o con la propria organizzazione, al sistema della guerra.
Oggi, 2 giugno 2026, nasce “Agorà”, il movimento politico che ho deciso di costituire per entrare direttamente nell’agone politico: il sottotitolo “Dalla Piazza al Parlamento” significa che voglio portare la voce di tutti i milioni di cittadini che in questi anni hanno manifestato per Gaza, per la pace in Ucraina e per il No al referendum costituzionale dove può veramente contare qualcosa.
L’idea di questo movimento è mia, e ne rivendico il significato, pronto ad assumermi le responsabilità. Ma intorno a me si sta già costituendo un importante nucleo di cittadini, associazioni e garanti determinati a salvare l’Italia, e che vi riveleremo nei prossimi giorni.
Intanto, nel Manifesto che trovate qui sotto ho spiegato in sintesi i caratteri e gli obiettivi di “Agorà”.
Lanciare oggi questo movimento non è un dato casuale. 80 anni dalla proclamazione della Repubblica, richiede una commemorazione non di facciata, specie da coloro che ogni giorno calpestano la Costituzione che ne è l’anima. E non è neppure casuale che l’elaborazione del progetto, come si vede dal Comunicato Stampa diffuso ieri, sia avvenuta fra Torino, Firenze e Roma: le tre capitali storiche dell’Italia unita. Vogliamo rilanciare un patriottismo della Costituzione, un patriottismo autenticamente democratico, che tiri fuori l’Italia dalla “terza guerra mondiale a pezzi” e rilanci la nostra economia dando una nuova speranza a tutti i giovani di questo paese.
E ora non vi rimane che darci una mano e se lo ritenete convincente diventare tutti e tutte militanti di “Agorà”! Un progetto nuovo, per uno scopo che ci riguarda tutti da vicino. Non lasciamo la cosa pubblica nelle mani di chi non la sa gestire, di chi è al servizio di potenze straniere e se ne serve soltanto a scopi personali, familiari, o di partito. Ritorniamo a fare politica, direttamente, ricordando che la politica, tante volte vilipesa e oltraggiata, è “la più nobile delle arti”, come ci insegnano i classici, da Platone ad Aristotele, da Cicerone a Machiavelli, fino a Gramsci.
Visita il nostro sito:
E per aderire:
info@agoraitalia.org